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	<title>Chiara Novazio, Autore presso Marenco Vini</title>
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	<description>Viticoltori in Strevi - Piemonte</description>
	<lastBuildDate>Sun, 16 Nov 2025 10:23:44 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Chiara Novazio, Autore presso Marenco Vini</title>
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		<title>ALBAROSSA: STORIA DI UN VITIGNO</title>
		<link>https://marencovini.com/albarossa-storia-di-un-vitigno-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Novazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 09:18:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non sono in tanti a conoscere la varietà d’uva Albarossa. E ancora in meno ne conoscono la storia. Vitigno a bacca rossa autoctono del Piemonte, l’Albarossa fu creato nel 1938 dall’ampelografo e agronomo piemontese Giovanni Dalmasso, con il fine di ottenere una nuova varietà di uva che coniugasse le qualità del Nebbiolo e della Barbera. Il suo nome&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono in tanti a conoscere la varietà d’uva <strong>Albarossa</strong>. E ancora in meno ne conoscono la storia. Vitigno a bacca rossa autoctono del <strong>Piemonte</strong>, l’<strong>Albarossa</strong> fu creato nel 1938 dall’ampelografo e agronomo piemontese Giovanni Dalmasso, con il fine di ottenere una nuova varietà di uva che coniugasse le qualità del Nebbiolo e della Barbera. Il suo nome fu coniato in omaggio alla cittadina piemontese di Alba, luogo di studi del Professor Dalmasso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’epoca non ottenne grande clamore, infatti i caratteri ampelografici, enologici e produttivi di questo vitigno furono approfonditi solo attraverso studi successivi e fu iscritta nel Registro Nazionale delle varietà di vite nel 1977.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ulteriori studi genetici hanno poi dimostrato che uno dei due  genitori dell’<strong>Albarossa</strong> in realtà non è il Nebbiolo, ma lo Chatus, conosciuto anche con il nome di Nebbiolo di Dronero, dal nome del comune alpino in provincia di Cuneo. Si ritiene che ci sia stato un errore in fase di impollinazione, dovuto forse alla somiglianza fra i nomi di questi due vitigni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Proprio grazie all&#8217;unione di questi due vitigni, l&#8217;Albarossa esprime un <strong>vino di grande personalità</strong>, dal colore profondo e note fruttate che si fondono con spezie e sentori tostati. Un vino dalle ottime potenzialità di invecchiamento e dall’ampia versatilità in gastronomia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fu la nostra enologa, <strong>Patrizia</strong> <strong>Marenco</strong>, che partecipando anch’essa agli studi, piantò una fra le prime vigne di <strong>Albarossa</strong> in Piemonte, nel 2001.</p>
<p>Anno dopo anno questa vigna in cima alla collina ci dona grandi soddisfazioni ed emozioni, un luogo dal quale osserviamo tramonti e albe rosse, stagione dopo stagione.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Not many know the grape variety <strong>Albarossa</strong>. And even less know its history. An indigenous red grape from Piedmont, <strong>Albarossa</strong> was created in 1938 by the piedmontese ampelographer and agronomist Giovanni Dalmasso, with the aim of developing a new variety which would combine the qualities of Nebbiolo and Barbera. Its name (litterally &#8220;red dawn&#8221;) is a tribute to the piedmontese town of Alba, place where Professor Dalmasso conducted his studies.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>At the time this variety did not attract much attention. In fact, the ampelographic, oenological and productive characteristics were analized in depth only in subsequent studies and it was officially registered in the National Vine Variety Register in 1977.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Further genetic studies later evidenced that one of <strong>Albarossa</strong>&#8216;s two parents  is not Nebbiolo, but Chatus, also called &#8220;Nebbiolo di Dronero&#8221;, named after the alpine town in the province of Cuneo. It is belived that a mistake occured during the pollination phase, possibly due to the similarity between the names of these two vines.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Precisely due to the combination of these two varieties, <strong>Albarossa</strong> produces a <strong>wine with great personality</strong>, deep color and fruity notes that blend with spicy ad toasted aromas. It is a wine with excellent aging potential and remarkable  gastronomic versatility.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>It was our wine maker, <strong>Patrizia</strong> <strong>Marenco</strong>, who also took part in the aforementioned studies, who planted one of the very first <strong>Albarossa</strong> vineyards in Piedmont in 2001.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Year after year this vineyard on top of the hill brings great satisfaction and emotion, a place where we witness red sunsets and red dawns, season after season.</p>
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		<title>LA POTATURA VERDE</title>
		<link>https://marencovini.com/la-potatura-verde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Novazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 09:11:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lavoro nelle vigne non si ferma mai. Ancor meno in questo periodo, quello della potatura verde. La vite è una pianta e in quanto tale è un essere vivente che necessita di cure, attenzioni e passione. In questo periodo sta entrando nel pieno dello sviluppo vegetativo, con gran vigore dell’apparato fogliare. E&#8217; in questo&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div dir="ltr">
<div class="gmail_quote">
<p style="text-align: justify;">Il lavoro nelle vigne non si ferma mai. Ancor meno in questo periodo, quello della potatura verde. La vite è una pianta e in quanto tale è un essere vivente che necessita di cure, attenzioni e passione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questo periodo sta entrando nel pieno dello sviluppo vegetativo, con gran vigore dell’apparato fogliare.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; in questo contesto che entra in gioco<strong> la potatura verde,</strong> una pratica agronomica essenziale, finalizzata al controllo della crescita della pianta al fine di migliorarne la salute e ottimizzare la produttività e la qualità del raccolto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Si tratta di interventi mirati e delicati, principalmente manuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Si vanno ad eliminare germogli che crescono con troppo rigoglio e rapidità. In questo modo la pianta non sprecherà preziose risorse, che verranno invece impiegate per lo sviluppo dell’elemento più prezioso: il grappolo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Con la medesima finalità di migliorare la distribuzione energetica vengono eliminati i germogli che nascono alla base della vite (polloni), i germogli doppi e, in fase successiva, i germogli secondari (femminelle).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Inoltre, la potatura verde permette la gestione dell’esposizione alla luce solare dei grappoli. L’irraggiamento diretto del grappolo è sempre stato di cruciale importanza per lo sviluppo e la qualità dell’uva.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, negli ultimi anni, con l’aumento delle temperature e l&#8217;allungarsi delle stagioni estive, l’eliminazione delle foglie verdi viene modulata in base all’andamento stagionale e alle variazioni di temperatura. Più le temperature salgono, più diventa cruciale preservare il patrimonio gusto-olfattivo intrinseco delle <strong>nostre uve</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Infine si procede alla <strong>cimatura</strong>, ossia il taglio del tratto terminale dei tralci. Questa pratica permette di evitare che essi crescano in maniera caotica, fuoriuscendo dalle strutture di sostegno. Nel complesso, insieme alle altre pratiche di <strong>potatura verde</strong>, contribuisce ad una migliore circolazione dell&#8217;aria, evitando ristagni di umidità che potrebbero favorire lo sviluppo di malattie fungine.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Con sapienza, pazienza e costanza <strong>Marenco </strong>media tra natura e scienza lungo un ciclo continuo, quello vegetativo e vitale della vite.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</blockquote>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Work in the vineyards never stops. This is especially true during this period, the time of <strong>green pruning</strong>. The vine is a plant and, as such, a living being that requires care, attention and passion.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>At this time, it is entering the peak of its vegetative development, with vigorous growth of the leaf system.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>This is when <strong>green pruning</strong> plays a crucial role; it is an essential agronomic practice aimed at controlling the plant’s growth in order to improve its health and optimize the productivity and quality of the harvest.</p>
<p>These are targeted and delicate interventions, mostly manual.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The goal is to remove shoots that grow with too much vigor and speed. In this way, the plant will not waste valuable resources, which will instead be used to develop the most precious part: the grape.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>With the same aim of improving the plant’s energy distribution, the shoots that grow at the base of the vine (suckers), the double shoots, and in a later phase the secondary shoots (side shoots) are eliminated.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Furthermore, <strong>green pruning</strong> allows a better management of sunlight exposure of the grapes. Direct sunlight on the grapes has always been crucial for the development and quality of the fruits.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>However, in recent years, with rising temperatures and the lengthening of the summer seasons, the removal of green leaves is adjusted based on seasonal trends and temperature fluctuations. The higher the temperatures rise, the more crucial it becomes to preserve the intrinsic taste and olfactory qualities of our grapes.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Finally, topping is carried out, which is the cutting of the terminal part of the shoots. This practice helps prevent them from growing chaotically and extending beyond the support structures. Overall, along with the other <strong>green pruning practices</strong>, it contributes to better air circulation, preventing moisture stagnation that could favor the development of fungal diseases.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>With wisdom, patience, and tenacity, <strong>Marenco</strong> mediates between nature and science along a continuous cycle, the vegetative and vital cycle of the vine.</p>
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		<item>
		<title>LA VIGNA SCRAPONA E IL MOSCATO MARENCO</title>
		<link>https://marencovini.com/la-vigna-scrapona-e-il-moscato-marenco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Novazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 May 2025 08:20:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Noi di Marenco lo ribadiamo sempre, la Vigna Scrapona è il nostro fiore all’occhiello, il nostro cru più pregiato; è da lì che è partito il progetto di un Moscato di Strevi importante un secolo fa. &#160; Ma perché la Scrapona è così unica? Il territorio di Strevi è rinomato per le sue caratteristiche peculiari legate all’influenza del Mar Mediterraneo, dell’appennino ligure e&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
<div class="gmail_quote">
<p>Noi di <strong>Marenco</strong> lo ribadiamo sempre, la <strong>Vigna Scrapona </strong>è il nostro fiore all’occhiello, il nostro cru più pregiato; è da lì che è partito il progetto di un <strong>Moscato di Strevi</strong> importante un secolo fa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma perché la <strong>Scrapona</strong> è così unica? Il territorio di Strevi è rinomato per le sue caratteristiche peculiari legate all’influenza del Mar Mediterraneo, dell’appennino ligure e della conformazione geologica di marne bianche che donano al <strong>Moscato di Strevi</strong> un equilibrio perfetto tra acidità, mineralità, dolcezza e profumi.</p>
<p>La vigna Scrapona, però è a sua volta un unicum:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 1996 è avvenuto il reimpianto di circa 24.000 viti su una superficie di circa 6 ettari; per ogni vite è stato aggiunto manualmente humus di lombrichi come fertilizzante naturale affinchè le piante attecchissero nel miglior modo modo possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E ogni vite è stata ottenuta da selezione massale delle viti già preesistenti sulla collina. E’ così che è stato possibile preservare fino ai giorni nostri il patrimonio genetico e aromatico delle uve della <strong>Scrapona</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, la vigna è costantemente studiata: con la sua esposizione a sud-ovest, è stata possibile la suddivisione in 7 lotti, nei quali vengono adottate tecniche colturali distinte. Ciò permette di seguire, studiare e monitorare i cambiamenti climatici, la sostenibilità e la salubrità delle nostre uve anno per anno, per migliorarci sempre di più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La Scrapona</strong> non è quindi solo la collina dei ricordi, la collina simbolo dell’inizio di un percorso non ancora concluso, ma anche una testimonianza tangibile di un passato vitivinicolo di grande pregio, che al passo coi tempi mantiene viva la sua eccellenza.</p>
</div>
</div>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>At<strong> Marenco</strong>, we always emphasize that the <strong>Scrapona vineyard</strong> is our pride and joy, our most precious cru; it is from there that the project for an important <strong>Moscato of Strevi</strong> began a century ago.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>But why is <strong>Scrapona</strong> so unique? The <strong>Strevi</strong> area is renowned for its distinctive characteristics linked to the influence of the Mediterranean Sea, the Ligurian Apennines, and the geological formation of white marl, which give the <strong>Moscato</strong> of Strevi a perfect balance of acidity, minerality, sweetness, and fragrance.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>However, the <strong>Scrapona vineyard </strong>is itself a unique case:</p>
<p>In 1996, about 24,000 vines were replanted on an area of approximately 6 hectares; for each vine, worm humus was manually added as a natural fertilizer to help the plants root as best as possible.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Each vine was obtained through massal selection from the pre-existing vines on the hill. This is how the genetic and aromatic heritage of Scrapona&#8217;s grapes has been preserved until today.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Furthermore, the vineyard is constantly studied: with its southwest exposure, it was possible to divide it into 7 plots, where distinct cultivation techniques are applied. This allows us to observe, study, and monitor the climate changes, sustainability, and health of our grapes year after year, in order to continually improve.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Therefore, <strong>Scrapona</strong> is not just the hill of memories, the symbol of the beginning of a journey that is still ongoing, but also a tangible testament to a viticultural past of great value, which, while keeping pace with the times, continues to preserve its excellence.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>IL PIANTO DELLA VITE</title>
		<link>https://marencovini.com/il-pianto-della-vite-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Novazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 08:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vite viene coltivata da millenni. La sua domesticazione risale a circa 11 mila anni fa, con uno sviluppo parallelo a quello dell’agricoltura. &#160; Sono moltissimi i popoli che, nel corso dei millenni, adottarono tecniche di coltivazione (e quindi di potatura) diversi: dalle colture striscianti dei popoli caucasici alla pergola egizia, dalle viti a tendone etrusche all’alberello&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
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<div>
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</blockquote>
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<div class="gmail_quote">
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<div>
<p>La <strong>vite</strong> viene coltivata da millenni. La sua domesticazione risale a circa 11 mila anni fa, con uno sviluppo parallelo a quello dell’agricoltura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono moltissimi i popoli che, nel corso dei millenni, adottarono tecniche di coltivazione (e quindi di potatura) diversi: dalle colture striscianti dei popoli caucasici alla pergola egizia, dalle viti a tendone etrusche all’alberello e al cordone speronato dei Greci, poi diffusi dai Romani in tutta Europa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una leggenda narra che furono proprio gli Egizi gli iniziatori della potatura, notando che i rami della vite brucati dalle capre ricrescevano più rigogliosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Marenco</strong> adotta da sempre la potatura a Guyot semplice, tecnica di origine greca volta a ottenere una <strong>quantità di uva ridotta, ma di qualità. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il periodo più propenso per questa operazione è l&#8217;inverno, specificatamente dopo la caduta delle foglie e prima che si verifichi il cosiddetto <strong>“pianto della vite”.</strong></p>
<p>Avvolta da un velo di malinconico mistero, questa espressione si riferisce ad un evento tutt’altro che deprimente.</p>
<p>Anzi, si tratta un fenomeno naturale tramite il quale il risveglio della natura fa capolino dopo l’inverno, ancor prima che si aprano le gemme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una volta perse le foglie in autunno, infatti, la vite rallenta le sue attività vitali in vista della stagione fredda.</p>
<p>Quando le temperature iniziano a salire nuovamente, la linfa riprende a circolare: la pressione aumenta a livello dell’apparato radicale dando slancio al circolo e causando la fuoriuscita di linfa cristallina dai tagli effettuati dalle forbici, gocciolando come lacrime dagli occhi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa linfa non è solo un segnale di vitalità della pianta, ma funge anche da cicatrizzante naturale, impedendo ai patogeni di attaccare la ferita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo la potatura Guyot, il tralcio scelto dal potatore come nuovo capo a frutto va legato al filo di banchina che lo terrà in posizione durante la stagione estiva.</p>
<p>Passeggiando per le nostre colline in questo periodo dell&#8217;anno, non è raro avvistare gruppi di legatori che, accompagnati dal pianto della vite, simbolo di un nuovo ciclo e di un nuovo inizio, regalano alle brezze collinari le loro cantilene, i loro aneddoti e le loro risate.</p>
</div>
<div></div>
<div class="gmail_quote">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</div>
</div>
</div>
</div>
<p class="" data-start="0" data-end="147">The vine has been cultivated for millennia. Its domestication dates back about 11,000 years, developing in parallel with the advent of agriculture.</p>
<p class="" data-start="149" data-end="476">Over the centuries, many peoples adopted different cultivation techniques (and thus pruning methods): from the creeping vines of the Caucasian peoples to the Egyptian pergola, from the Etruscan vine trellises to the bush vine and spurred cordon techniques of the Greeks, which were later spread by the Romans throughout Europe.</p>
<p class="" data-start="478" data-end="616">A legend tells that it was the Egyptians who first began pruning, noticing that the vine branches nibbled by goats regrew more vigorously.</p>
<p class="" data-start="618" data-end="758">Marenco has always adopted the Guyot pruning method, a technique of Greek origin aimed at producing a small quantity of high-quality grapes.</p>
<p class="" data-start="760" data-end="901">The best time for this operation is in the winter, specifically after the leaves have fallen and before the so-called “vine planting” occurs.</p>
<p class="" data-start="903" data-end="1112">Wrapped in a veil of melancholic mystery, this expression refers to a phenomenon that is anything but depressing. In fact, it is a natural event in which nature awakens after winter, even before the buds open.</p>
<p class="" data-start="1114" data-end="1498">Once the leaves have fallen in autumn, the vine slows down its vital activities in preparation for the cold season. When temperatures start to rise again, the sap begins to circulate once more: the pressure increases at the root system, giving momentum to the circulation and causing crystalline sap to flow from the cuts made by the pruning shears, dripping like tears from the eyes.</p>
<p class="" data-start="1500" data-end="1633">This sap is not only a sign of the plant&#8217;s vitality but also acts as a natural healer, preventing pathogens from attacking the wound.</p>
<p class="" data-start="1635" data-end="1797">After Guyot pruning, the shoot chosen by the pruner as the new fruiting head is tied to the trellis wire, which will hold it in position during the summer season.</p>
<p class="" data-start="1799" data-end="2058">Walking through our hills at this time of year, it&#8217;s not uncommon to spot groups of vine-tie workers who, accompanied by the &#8220;crying&#8221; of the vine—a symbol of a new cycle and a new beginning—gift the hillside breezes with their chants, anecdotes, and laughter.</p>
<p>L'articolo <a href="https://marencovini.com/il-pianto-della-vite-2/">IL PIANTO DELLA VITE</a> proviene da <a href="https://marencovini.com">Marenco Vini</a>.</p>
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		<title>I SOLFITI E IL DITO</title>
		<link>https://marencovini.com/i-solfiti-e-il-dito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Novazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quale altro prodotto alimentare gode di tanta attenzione come il vino? &#160; Noi produttori abbiamo la grande fortuna di avere clienti attenti, ai quali oggi più che mai interessa conoscere meglio come lavoriamo. &#160; Negli ultimi 30 anni è cambiato il paradigma. La stessa parola vino si è evoluta, e la bevanda tanto cara ai&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quale altro prodotto alimentare gode di tanta attenzione come il vino?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Noi produttori abbiamo la grande fortuna di avere clienti attenti, ai quali oggi più che mai interessa conoscere meglio come lavoriamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi 30 anni è cambiato il paradigma. La stessa parola vino si è evoluta, e la bevanda tanto cara ai nostri nonni oggi è un concerto di cultura, territori, personalità, emozioni, diversità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grazie all’esperienza, alle competenze, e alla cura delle uve, siamo passati da un’enologia di correzione ad una di espressione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ben venga quindi l’uso moderato di solfiti. Per un’azienda come la nostra, che ha il controllo delle proprie uve e del proprio processo, non è difficile questo percorso. Lo facciamo da anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quello che dobbiamo essere bravi a comunicare, sono i vari aspetti positivi che pratichiamo in vigna e in cantina, e che finalmente il consumatore ha voglia di scoprire. Questo è il dito dietro il quale noi non vogliamo nasconderci!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo la normativa UE, gli elementi chimici, residui di fitofarmarci, che possono essere riscontrati e ammessi fino a certi limiti in un vino convenzionale sono più di 500. Nessuno di questi  prodotti viene mai riscontrato nei nostri vini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In vigna e in cantina, infatti, non usiamo prodotti che possono lasciare residui chimici dannosi nell’uva e nel vino. E grazie alle nostre certificazioni possiamo garantire questo aspetto a chi ci sceglie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Siamo felici di questo risultato? Si, anche se lo riteniamo un percorso più che un arrivo. Abbiamo ancora tanto da fare, ma solo credendoci, provandoci e imparando possiamo migliorare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E sempre grazie a chi, come te che hai letto fino a qui, vede oltre il dito!</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Which other food product receives as much attention as wine?</p>
<p>As winemakers, we are fortunate to have attentive customers who today, more than ever, are interested in understanding the way we work.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Over the past 30 years, the paradigm has changed. The word &#8220;wine&#8221; has evolved, and the beverage that was so dear to our grandparents is now a symphony of culture, territories, personalities, emotions, and diversity.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Thanks to experience, expertise, and care for the grapes, we have moved from a corrective winegrowing approach to one focused on expression.</p>
<p>Therefore, the moderate use of sulphites is welcome. For a company like ours, which controls its own grapes and its own process, this path is not difficult. We have been doing it for years.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>What we need to be good at communicating are the various positive aspects we practice in the vineyard and cellar, aspects that, finally, consumers are eager to discover. This is the &#8220;finger&#8221; behind which we do not want to hide!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>According to EU regulations, the number of chemicals and pesticide residues that can be found and allowed up to certain limits in conventional wine is more than 500. None of these substances are ever found in our wines.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In the vineyard and cellar, we do not use products that may leave harmful chemical residues in the grapes and wine. Thanks to our certifications, we can guarantee this to those who choose us.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Are we happy with this result? Yes, although we see it as a journey rather than a destination. We still have a lot to do, but only by believing in it, trying, and learning can we improve.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>And always, thanks to those like you, who have read this far, for seeing beyond the finger!</p>
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		<title>100 VENDEMMIE, 4 GENERAZIONI</title>
		<link>https://marencovini.com/100-venemmie-4-generazioni-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Novazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 10:07:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era il 19 febbraio 1925, a Strevi, quando Michele Marenco e Margherita Scovazzi si sposarono. Più che vicini di casa erano vicini di vigna, ed è proprio così che si conobbero. &#160; Come tanti all’epoca possedevano un piccolo appezzamento vitato ciascuno:  Michele porta in dote la vigna “Marchesa”, dalla quale ancora oggi ricaviamo il nostro Dolcetto d’Acqui. &#160; Dalla&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 19 febbraio <strong>1925, </strong>a Strevi, quando <strong>Michele Marenco </strong>e Margherita Scovazzi si sposarono. Più che vicini di casa erano vicini di vigna, ed è proprio così che si conobbero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come tanti all’epoca possedevano un piccolo appezzamento vitato ciascuno:  Michele porta in dote la vigna “<strong>Marchesa</strong>”, dalla quale ancora oggi ricaviamo il nostro Dolcetto d’Acqui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla loro unione nacque il progetto di un <strong>Moscato di Strevi</strong> importante, che potesse raccontare la personalità e la bellezza di questa terra. Acquistarono così insieme la Vigna <strong>Scrapona, oggi il cru più pregiato di Marenco Vini, </strong>e da lì iniziò un cammino che avrebbe scritto una pagina indelebile nella storia della famiglia e del Moscato di Strevi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il loro unico figlio Giuseppe, negli anni &#8217;70 fino ai &#8217;90, plasmò la <strong>Marenco</strong> di oggi. Grazie alla sua personalità schietta e alla visione lungimirante i vini a marchio <strong>Marenco </strong>conquistarono le tavole delle famiglie italiane.</p>
<p>Ogni lira guadagnata fu reinvestita in azienda permettendo a Marenco di acquisire i vigneti più belli e vocati tra <strong>Strevi e Nizza Monferrato.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli anni 90 furono gli anni della <strong>svolta qualitativa</strong> del vino italiano.  <strong>Marenco</strong> anticipò i tempi. In quegli anni, infatti, vennero individuati i vigneti migliori e creati i vini della linea “Cascine”. Ai già presenti <strong>Scrapona </strong>e<strong> Marchesa</strong> si affiancarono il <strong>Pineto, la Bassina e la Ciresa, i Passrì.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La scelta si rivelò vincente, tanto che negli anni 2000 i <strong>vini Marenco</strong> si affacciarono al mercato internazionale. Sempre rivolti verso clienti attenti, che ricercano valori sinceri e piacevolezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli anni 2010 partì un’altra svolta importante, frutto delle scelte ecosostenibili sempre attuate in vigneto. Venne avviata la conversione a <strong>biologico di tutta l’azienda</strong>. Un percorso virtuoso che continuerà  sia in vigneto che in cantina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono passati 100 anni, ma ciò che non è mai cambiato è la passione che la <strong>Famiglia Marenco </strong>nutre per il territorio, la vite, il vino e i propri clienti.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>It was February 19th <strong>1925</strong>, in Strevi, when <strong>Michele Marenco</strong> and Margherita Scovazzi got married. They were more vineyard neighbours rather than home neighbours, and it is exactely how they met.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Like many people at the time, each of them owned a small piece of land cropped with vines: Michele brought vineyard “<strong>Marchesa</strong>” as a dowery, from which we still produce our Dolcetto d’Acqui.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>From their union a project of an important <strong>Moscato of Strevi</strong> was created, which could tell the beauty and personality of this territory. Together, they purchased the <strong>Scrapona vineyard</strong>, today one of the <strong>most refined crus of Marenco Vini</strong>, and from there began a journey that would have written an indelible page in the history of the family and <strong>Moscato of Strevi</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Their only son Giuseppe, in the ’70s up until the ‘90s, shaped the <strong>Marenco</strong> you know today. Due to his sincere and forward &#8211; thinking personality, the Marenco brand wines conquered the Italian families.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Each single earned coin would get reinvested in the business, allowing <strong>Marenco</strong> to purchase the most beautiful and most suitable vineyards between <strong>Strevi and Nizza Monferrato.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The ‘90s were the years of the qualitative breakthrough for Italian wine.  Marenco was ahead of the times. In those years, the best vineyards were identified and the &#8220;<strong>Cascine</strong>&#8221; (Farmsteads) wine line was created. Alongside the already existing <strong>Scrapona and Marchesa</strong>, new additions were made: <strong>Pineto, Bassina, Ciresa, and Passrì.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>This choice proved to be successful, that much that in the 2000s, <strong>Marenco wines</strong> entered the international market. Always aimed at discerning customers who seek genuine values and pleasantness.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In the 2010s, another important turning point began, the result of the sustainable choices always carried out in the vineyard. The conversion to <strong>organic farming</strong> was initiated for the entire company. A virtuous path that will continue both in the vineyard and in the cellar.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>100 years</strong> have passed, but what has never changed is the passion that the <strong>Marenco family</strong> has for the land, the vine, the wine, and their customers.</p>
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		<title>VITE, STORIA E DIFESA DELLE COLTURE</title>
		<link>https://marencovini.com/vite-storia-e-difesa-delle-colture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Novazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2024 16:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti hanno sentito parlare almeno una volta della tremenda moria di vite europea del XIX secolo causato dalla fillossera, parassita di origine americana che distrugge l’apparato radicale della pianta, facendola perire. &#160; Non meno dannose, ma decisamente meno celebri, sono due altre piaghe della vitis vinifera: l’oidio e la peronospora, temute e dannose malattie fungine e morbi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti hanno sentito parlare almeno una volta della tremenda moria di vite europea del XIX secolo causato dalla fillossera, parassita di origine americana che distrugge l’apparato radicale della pianta, facendola perire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non meno dannose, ma decisamente meno celebri, sono due altre piaghe della vitis vinifera: <strong>l’oidio e la peronospora,</strong> temute e dannose malattie fungine e morbi onnipresenti della pianta. Le malattie fungine prosperano in ambiente umido, e in <strong>Piemonte</strong> ha storicamente sempre piovuto molto. È quindi spontaneo chiedersi come si facesse, prima della messa a punto dei rimedi che oggi conosciamo, a coltivare uva che potesse essere vinificata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La risposta è tanto semplice quanto stupefacente: né la peronospora né l’oidio esistevano. Almeno non in Europa. Sorprendentemente l’oidio fu il primo turista ad affacciarsi tra i filari europei a metà dell’800; ancora prima della fillossera, con la quale però condivide luogo di origine, dal quale arrivarono in successione, dopo l’oidio, la fillossera e poi la peronospora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una sfida sull’orlo dell’oblio lunga circa mezzo secolo mirata a trovare una soluzione per ognuna di queste calamità. <strong>Zolfo</strong> contro l’oidio, <strong>poltiglia bordolese</strong> contro la peronospora (a base di solfato di rame e calce) e <strong>portainnesto</strong> di vite americana contro la fillossera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel corso del XX secolo si è arrivati a perfezionare miscele e concentrazioni di zolfo e poltiglia bordolese, così da renderle efficaci e allo stesso tempo non tossiche. Infatti, entrambi i prodotti sono oggi previsti nel regime di agricoltura biologica, applicato ormai da molto tempo dalla <strong>Famiglia Marenco</strong>. Si tratta precisamente di prodotti non sistemici, che quindi non entrano nel circolo linfatico della pianta e lasciano il prodotto finale, <strong>il nostro vino, totalmente privo di residui chimici.</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Everyone has heard at least once about the tremendous loss of European vines in the 19th century caused by the vine phylloxera, a pest of American origin that destroys the plant&#8217;s root system, leading to its demise.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>No less damaging, but definitely less famous, are two other scourges of Vitis vinifera: <strong>powdery mildew and downy mildew</strong>, feared and harmful fungal diseases that are ubiquitous in the plant. Fungal diseases thrive in humid environments, and historically, it has always rained a lot in <strong>Piedmont</strong>. It is therefore instinctive to wonder how grapes were cultivated for winemaking before the remedies we know today were developed.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The answer is as simple as astonishing: neither downy mildew nor powdery mildew existed. At least not in Europe. Surprisingly, powdery mildew was the first &#8220;tourist&#8221; to appear among European vineyards in the mid-1800s; even before phylloxera, with which it shares place of origin, from which they arrived in succession—first powdery mildew, then phylloxera, and finally downy mildew.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A challenge on the brink of oblivion that lasted about half a century and aimed to find a solution for each of these calamities: <strong>sulfur</strong> against powdery mildew, <strong>Bordeaux mixture</strong> against downy mildew (made from copper sulfate and lime), and <strong>American rootstocks</strong> against phylloxera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Throughout the 20th century, mixtures and concentrations of sulfur and Bordeaux mixture were perfected to make them effective while remaining non-toxic. In fact, both products are today included in organic farming practices, which the <strong>Marenco family </strong>has been applying for a long time. These are precisely non-systemic products, meaning they do not enter the plant&#8217;s vascular system, <strong>leaving the final product—our wine—completely free of chemical residues.</strong></p>
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		<title>VITE, TERRA E CLIMA: un vincolo indissolubile</title>
		<link>https://marencovini.com/vite-terra-e-clima-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Novazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Oct 2024 08:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il vino, si sa, inizia il suo viaggio in vigna. Ma prima ancora della mano dell’uomo ci mette del suo la natura. E’ la somma di tanti fattori che instrada il prodotto verso un risultato unico. &#160; L’uva è un po’ come noi: nasciamo con contorni ben definiti, ma l’impronta ci viene data dall’ambiente in&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il vino, si sa, inizia il suo viaggio in vigna. Ma prima ancora della mano dell’uomo ci mette del suo la natura. E’ la somma di tanti fattori che instrada il prodotto verso un risultato unico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’uva è un po’ come noi: nasciamo con contorni ben definiti, ma l’impronta ci viene data dall’ambiente in cui cresciamo. Le <strong>condizioni pedoclimatiche</strong>, ossia l’insieme delle condizioni di clima e suolo sono i fattori che battezzano le nostre uve.</p>
<p>L’ oceano che milioni di anni fa bagnava queste terre ha creato quelle che sono le nostre colline oggi, con terreni dalle diverse trame.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qui, nell’Alto Monferrato, a <strong>Strevi</strong>, il nostro <strong>Moscato</strong> cresce sulle <strong>marne bianche</strong>, rocce sedimentarie di origine argillosa ma ricche di materia calcarea, (con una piccola percentuale di tufo) e risalenti al periodo del Miocene. Questo particolare impasto di terreno dona al nostro <strong>Vino Moscato</strong> un’incredibile <strong>freschezza, mineralità e grande finezza con piacevoli note fruttate.</strong> Queste caratteristiche vengono ulteriormente valorizzate dall’esposizione favorevole delle vigne, nonché dalla brezza marina che soffia dal Mar Ligure, completando così il particolare microclima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma le nostre colline non sono tutte uguali. Bricchi dalle sfumature rossicce alternano impasti argillo-sabbiosi e calcareo-sabbiosi, su cui crescono le nostre uve <strong>Barbera</strong>; qui riusciranno ad esprimere al meglio le loro peculiarità intrinseche, come un <strong>buon corpo, spiccata freschezza ed eleganza</strong>, incorniciate da avvolgenti <strong>note succose e speziate.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questi imprinting vengono naturalmente influenzati dagli andamenti stagionali, che variano di anno in anno, regalandoci sorprese sempre nuove da assaggiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da sempre la <strong>Famiglia Marenco</strong> ha saputo sfruttare al meglio le peculiarità naturali del nostro territorio, che si manifestano in un buon calice di vino.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Wine, as we know, begins its journey in the vineyard. But even before human intervention, nature plays its part. It’s the combination of many factors that guides the product towards a unique result.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grapes are a bit like us: we are born with well-defined contours, but our imprint is given by the environment in which we grow. <strong>The pedoclimatic conditions</strong>, that is, the combination of climate and soil, are the factors that shape our grapes.</p>
<p>The ocean that millions of years ago lapped these lands created what are now our hills, with soils of varying textures.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Here, in Alto Monferrato, in <strong>Strevi</strong>, our <strong>Moscato</strong> grows on white marl, sedimentary rocks of clayey origin but rich in limestone (with a small percentage of tuff), dating back to the Miocene period. This particular soil composition gives our <strong>Moscato wine</strong> incredible <strong>freshness, minerality, and great finesse with pleasant fruity notes.</strong> These characteristics are further enhanced by the favorable exposure of the vineyards, as well as by the sea breeze blowing from the Ligurian Sea, completing the unique microclimate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>But our hills are not all the same. Ridges with reddish hues alternate between clayey-sandy and calcareous-sandy soils, on which our <strong>Barbera</strong> grapes grow; here, they are able to best express their intrinsic characteristics, such as a <strong>good body, pronounced freshness, and elegance</strong>, framed by enveloping <strong>juicy and spicy notes.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>These imprints are naturally influenced by seasonal trends, which vary from year to year, offering us new surprises to taste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The <strong>Marenco Family</strong> has always known how to make the most of the natural peculiarities of our territory, which manifest in a good glass of wine.</p>
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		<item>
		<title>Il Fascino della Vendemmia</title>
		<link>https://marencovini.com/il-fascino-della-vendemmia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Novazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Aug 2024 08:42:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://marencovini.com/?p=6813</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un altro anno, un’altra vendemmia: il ciclo si ripete! La vendemmia è un rituale profondamente radicato nelle tradizioni culturali del nostro paese. Si sentono già i cigolii dei trattori che trainano i carri carichi di uve, le voci dei vendemmiatori in cima alle colline. &#160; Mentre molto è cambiato nei secoli, tanti altri aspetti non cambieranno mai: prima&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://marencovini.com/il-fascino-della-vendemmia/">Il Fascino della Vendemmia</a> proviene da <a href="https://marencovini.com">Marenco Vini</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro anno, un’altra <strong>vendemmia</strong>: il ciclo si ripete! La vendemmia è un rituale profondamente radicato nelle <strong>tradizioni culturali</strong> del nostro paese. Si sentono già i cigolii dei trattori che trainano i carri carichi di uve, le voci dei vendemmiatori in cima alle colline.</p>
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<p>Mentre molto è cambiato nei secoli, tanti altri aspetti non cambieranno mai:</p>
<p>prima di tutto l’atmosfera che si respira durante questo periodo; si crea un forte senso di comunità, che lega strettamente la <strong>condivisione</strong> tra persone con la vigna e la terra. La vendemmia non è un lavoro, ma un ritrovo comunitario.</p>
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<p>La frenesia di raccogliere le uve mature il prima possibile per vinificare le uve al massimo della loro espressione, si mescola alle risate e alle chiacchiere avvolte dall’inebriante profumo dell’uva;</p>
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<p>Il <strong>ciclo della natura</strong>, con il suo ritmo di crescita, maturazione e raccolta, è palpabile in ogni gesto.</p>
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<p>E poi segue un altro momento magico, in cantina, con la <strong>pigiatura delle uve</strong>, che liberano l’inconfondibile profumo di mosto, che tutti noi associamo al vinoso <strong>“profumo di cantina”</strong>.</p>
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<p>La fatica è tanta, ma mai superiore alla soddisfazione di un raccolto abbondante, profumato e sano.</p>
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<p>Chi vendemmia è il primo a festeggiare la fine di una giornata di raccolto con un bicchiere del vino delle annate precedenti, creando un’alchimia che porterà ad un rinnovato vigore per la giornata successiva. In quel bicchiere è concentrato tutto il ciclo vendemmiale, la storia di quell&#8217;uva, terroir e passione.</p>
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<p><strong>Che la vendemmia abbia inizio!</strong></p>
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<p>Another year, another <strong>harvest</strong>: a new cycle! The grape harvest is a ritual deeply rooted in the <strong>cultural traditions of our country</strong>. You can already hear the creaking of tractors pulling carts loaded with grapes and the voices of the harvesters on hilltops.</p>
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<p>While much has changed over the centuries, many things will never change:</p>
<p>First of all, the atmosphere during this period; a strong sense of community is created, tightly binding the <strong>sharing</strong> between people with the vineyard and the land. The grape harvest is not a job but a <strong>community gathering.</strong></p>
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<p>The rush to pick the ripe grapes as quickly as possible to vinify them at their peak blends with the laughter and chatter, enveloped by the inebriating scent of the grapes.</p>
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<p><strong>The cycle of nature</strong>, with its rhythm of growth, maturation, and harvest, is palpable in every gesture.</p>
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<p>Then another magical moment follows, in the cellar, with the <strong>pressing of the grapes</strong>, releasing the unmistakable aroma of must, which we all associate with the vinous <strong>&#8220;cellar scent.&#8221;</strong></p>
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<p>The effort is huge, but never greater than the satisfaction of an abundant, fragrant, and healthy harvest.</p>
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<p>Those who harvest are the first to celebrate the end of a day&#8217;s work with a glass of wine from previous years, creating an alchemy that brings renewed energy for the next day. In that glass are concentrated the entire harvest cycle, the story of those grapes, terroir, and passion.</p>
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<p><strong>Let the harvest begin!</strong></p>
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		<title>Barbera Bianca, fu Caricalasino</title>
		<link>https://marencovini.com/barbera-bianca-fu-caricalasino-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Novazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 07:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nome è misterioso e curioso come la sua origine: Caricalasino, un vitigno a bacca bianca autoctono del Piemonte e oggi ormai quasi scomparso. &#160; Detto anche Barbera Bianca, una volta veniva coltivato insieme ad altre varietà bianche, ma fu poi abbandonato in favore del Cortese, uva più remunerativa. La gente del posto lo chiamava Caricalasino, sia&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://marencovini.com/barbera-bianca-fu-caricalasino-2/">Barbera Bianca, fu Caricalasino</a> proviene da <a href="https://marencovini.com">Marenco Vini</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nome è misterioso e curioso come la sua origine: <strong>Caricalasino</strong>, un vitigno a bacca bianca autoctono del Piemonte e oggi ormai quasi scomparso.</p>
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<p>Detto anche Barbera Bianca, una volta veniva coltivato insieme ad altre varietà bianche, ma fu poi abbandonato in favore del Cortese, uva più remunerativa.</p>
<p>La gente del posto lo chiamava <strong>Caricalasino</strong>, sia perché è una varietà molto produttiva, sia perché veniva messo a dimora sulle colline più alte e ripide, necessitando così dell’aiuto dell’asino.</p>
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<p>Il vino ottenuto da queste uve è di <strong>straordinaria finezza, corpo, freschezza e mineralità, con piacevoli note citriche e floreali.</strong></p>
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<p>Grappolo compatto, acini leggermente allungati: esattamente come la Barbera che tutti conosciamo, ma a bacca bianca. Non solo, entrambi questi vitigni sono caratterizzati da una intrinseca e naturale acidità. Eppure queste uve non sono sorelle.</p>
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<p>Le sue origini risalgono ad un <strong>incrocio spontaneo</strong> tra Timorasso, varietà bianca del Piemonte orientale, e il Crovin di Perti, vitigno autoctono ligure, ma una volta ampiamente coltivata anche in Piemonte.</p>
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<p>In realtà gli incroci naturali avvengono continuamente nelle vigne. Evento più eccezionale che raro invece è che le uve originatesi da incrocio riescano a produrre un seme che a sua volta origini una piantina nuova. Quest&#8217;ultima, infatti, cade generalmente vittima delle lavorazioni nei vigneti.</p>
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<p>Molto tempo fa, qualcuno si accorse di questa nuova varietà, riproducendola e dandole un nome, <strong>Caricalasino o Barbera Bianca</strong>.</p>
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<p>La <strong>Famiglia Marenco</strong>, visti i risultati fuori dal comune ottenuti da queste uve vinificate in purezza, ha contribuito a salvarlo dall’estinzione, recuperandolo e mettendolo a dimora.</p>
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<p>The name is as mysterious and curious as its origin: <strong>Caricalasino</strong> (litterally &#8220;Load the donkey&#8221;), a white grape variety native to Piedmont, now almost extinct.</p>
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<p>Also known as <strong>White Barbera</strong>, it was once cultivated alongside other white varieties but was later abandoned in favor of Cortese, a more profitable grape.</p>
<p>The locals called it<strong> Caricalasino</strong>, both because it is a very productive variety and because it was planted on the highest and steepest hills, requiring the help of donkeys.</p>
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<p>The wine obtained from these grapes is of <strong>extraordinary finesse, body, freshness, and minerality, with pleasant citrus and floral notes</strong>.</p>
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<p>Compact cluster, slightly elongated berries: just like the Barbera we all know, but with white berries. Moreover, both these grape varieties are characterized by an intrinsic and natural acidity. Yet, these grapes are not siblings.</p>
<p>Its origins go back to a spontaneous cross between Timorasso, a white variety from eastern Piedmont, and Crovin di Perti, an indigenous Ligurian grape variety that was once widely cultivated in Piedmont as well.</p>
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<p>In reality, natural crosses continuously occur in vineyards. More exceptional than rare, however, is the event where the grapes resulting from a cross manage to produce a seed that in turn originates a new plant. The latter generally falls victim to vineyard operations.</p>
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<p>A long time ago, someone noticed this new variety, reproduced it, and named it, <strong>Caricalasino or Barbera Bianca</strong>.</p>
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<p>The <strong>Marenco</strong> family, having seen the extraordinary results obtained from these grapes vinified in purity, helped save it from extinction by recovering it and planting it.</p>
<p>L'articolo <a href="https://marencovini.com/barbera-bianca-fu-caricalasino-2/">Barbera Bianca, fu Caricalasino</a> proviene da <a href="https://marencovini.com">Marenco Vini</a>.</p>
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